LETTERA APERTA AL GOVERNO E AL MINISTRO DELL'ECONOMIA

LETTERA APERTA AL GOVERNO E AL MINISTRO DELL'ECONOMIA

Dunque non ci sonio dubbi: abbiamo una economia rachitica e depressa che non da segnali di inversione di tendenza

I giovani cercano all'estero la possibilità di vivere in modo dignitoso e sono in fuga dal loro Paese.

Le famiglie non fanno figli perchè non hanno risorse per mantenerli e le donne non se lo possono permettere senza perdere la propria autonomia e indipendenza.

I vecchi maturano l'età pensionabile senza la speranza di poter usufruire di un trattamento pensionistico dignitoso con cui concludere la loro esistenza.

L'istruzione pubblica lascia a desiderare per la qualità e l'efficienza delle strutture e delle attrezzature scolastiche, ma anche per la carenza di insegnanti adeguatamente motivati e retribuiti.

La sanità pubblica integrata che abbiamo conosciuto qualche decina di anni prima non è più la stessa, per la presenza di troppe strutture private accreditate che sottraggono al pubblico risorse e personale.

Qual'è la risposta del governo?

Provvedimenti tampone stravaganti ed estemporanei con qualche effetto propagandistico ma niente di più. Nessun provvedimento sistematico e duraturo nel tempo; al contrario si cerca il consenso di minoranze attive come gli evasori fiscali, gli abusivi dell'edilizia, di tribù organizzate dotate di potere corruttivo e destabilizzanti per l'intero sistema.

Manca la volontà e il coraggio, se non l'intelligenza, per capire i problemi e cercare di cambiare ciò che ormai è tradizione.

L'Europa ci ha finanziato il PNRR con 194,4 miliardi di euro di cui 71,8 regalati a fondo perduto. Il secondo governo Conte ne ha spesi quasi altrettanti: circa 170 miliardi con l'eco bonus 110% (regalati a gente ricca che non ne aveva bisogno e che sono stati persino premiati con un regalo in denaro in modo che potessero anche guadagnare sulle spese effettuate). C'è forse qualcuno tra noi che si è accorto di qualche cambiamento nel sistema economico precedentemente descritto?   

Al governo e al ministro dell'economia on. Giorgetti, che stimo e rispetto per i meriti acquisiti nella difesa del bilancio dello Stato dagli assalti che continuamente subisce ad opera di scriteriati compagni di viaggio, voglio dire quello che io avrei fatto di quella straordinaria montagna di soldi: li avrei investiti nella scuola, nella sanità, nell'edilizia pubblica, nella difesa del suolo, magari anche nella produzione di nuova energia pulita, ma contemporaneamente avrei tolto tutte le accise sui prodotti petroliferi e sulla energia elettrica riducendo il loro costo per le famiglie e per le imprese di circa il 60%.

A questo punto avrei incrociato le braccia e mi sarei messo ad osservare ciò che sarebbe successo all'economia del mio Paese.

Forse anche per merito dell'incremento della spesa governativa e per effetto del risparmio sulle bollette realizzati dalle famiglie la domanda globale per beni e servizi sarebbe aumentata e quando la domanda aumenta le imprese sono incoraggiate a produrre ed investire. Forse le imprese affrontando minori costi di produzione avrebbero retto meglio la concorrenza in un libero mercato. Forse il Paese avrebbe cominciato a crescere. 

Secondo me è questo il problema: la crescita che non c'è e senza crescita non c'è speranza. Il Paese ha bisogno di una scossa e questo si può fare solo con interventi radicali di politica strutturale e fiscale continuativi nel tempo.

Se non lo fa un governo con una maggioranza stabile capace di durare una intera legislatura a cos'altro può servire il governo e la sua durata?

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