QUEL NULLA CHE UNISCE DIO A DARWIN

commento sull'articolo di Emanuele Severino

QUEL NULLA CHE UNISCE DIO A DARWIN

 Leggo, dal Corriere della Sera del 26 sett., l'articolo di E. Severino "Il nulla che unisce Dio a Darwin". 

Severino sostiene, citando Jacques Monod, che l'evoluzione è originata unicamente dal caso e da una libertà assoluta e cieca. Si rifà alla filosofia greca, in particolare al concetto democriteo e aristotelico di caso: "automaton". 

«Se si guarda ciò che sta intorno all'automaton non si trova nulla che spieghi perché esso tenda, si muova, si produca. Cioè si trova il nulla. Muovendosi e producendosi da sé stesso, si muove e produce dal "proprio" non essere» 

(ma perché "proprio"? Forse bisognerebbe spiegare il significato della parola in questo contesto perché se ne potrebbe ricavare che ogni ente ha un proprio esclusivo nulla da cui emerge.) 

Prende, quindi, un esempio dalla biologia. Per la scienza l'embrione è il programma di un individuo e questo individuo è in potenza un uomo; ma, sostiene Severino, prima di realizzarsi come tale, l'uomo non è, cioè è nulla. Questo programma non potrebbe in alcun caso costituire una spiegazione o anticipazione dell'individuo che seguirà proprio perché realizzandosi da sé è «un prodursi da sé» in modo puramente casuale. Infine concede: se proprio si vuole parlare di guida, si dovrebbe fare riferimento al concetto quantistico dell'onda di probabilità di Heisenberg. 

Ma questa opzione non è una conferma di quanto precedentemente sostenuto. Se tutto avviene nel campo delle probabilità, vuol dire che ci sono regole oltre le quali la probabilità è zero: allora il caso inteso come probabilità cieca ed assoluta deve essere escluso. Se si lancia una moneta può uscire testa o corona ma non cavallo o capra. Secondo Severino il divenire emerge dal nulla e il nulla è in potenza divenire. Se il nulla è Dio allora il divenire è manifestazione della potenza divina. In entrambe le situazioni ci si muoverebbe dal non essere all'essere e, poiché il divenire è caso, non c'è "necessità" nei programmi, siano essi biologici, informatici, metafisici o teologici; infatti «se essa esistesse spiegherebbe e anticiperebbe tutto il futuro». Non c'è neppure "scopo necessario" poiché «il nulla originario delle cose non spiega e non anticipa il loro futuro e la loro realizzazione è libertà assoluta, l'evoluzione è cieca.». Ma se l'evoluzione subisce l'onda di probabilità, i programmi contengono l'informazione necessaria al verificarsi di regolarità sulla cui base è possibile prevedere che alcune cose sono più probabili di altre, mentre altre sono del tutto impossibili. Questo non permette di stabilire a priori quale uomo emerga da un embrione o se quest'uomo potrà mai realizzarsi: può darsi che il programma subisca delle interruzioni, contenga degli errori o anche semplicemente delle modifiche genetiche, ma da quell'embrione non potrà mai uscire uno stambecco o uno scorpione. Sappiamo che la gravità ha dato origine alle galassie; le galassie alle stelle di varia forma e grandezza; che dal collasso delle stelle si sono prodotte le condizioni per la formazione dei pianeti e che i pianeti, in determinate condizioni, possono ospitare la vita. Queste sono regolarità, anche se nell'ambito di queste regolarità, le manifestazioni possono assumere i più disparati aspetti. Per Severino anche queste regolarità sono casuali: dobbiamo forse concludere che non esistono leggi naturali ma solo manifestazioni coerenti di fenomeni casuali da noi interpretati come leggi di natura? In ogni caso non possiamo anticipare o prevedere il futuro, ma con le conoscenze necessarie possiamo prevedere dove può nascere una stella; dove è possibile trovare dei pianeti e in quali di questi ci sono le condizioni che favoriscono il sorgere e il diffondersi di forme di vita. Quale sia il futuro degli uomini non lo sappiamo, ma sappiamo che se l'uomo può scomparire altre forme di vita possono manifestarsi e sostituirlo e la vita continuerà in questo o in un altro mondo. Se dobbiamo credere all'onda di probabilità di Heisenberg e a Severino, secondo cui l'universo è venuto in essere dal non essere, cioè dal nulla, allora il nulla deve contenere le informazioni necessarie che consentono solo a determinati universi di realizzarsi ed alcuni di loro sono più probabili di altri.Che si tratti di Dio o del Nulla, ci si muove dal non essere all'essere, non in base al caso, inteso come libertà assoluta e cieca, e neppure secondo un programma predefinito, ma con la libertà di transitare verso l'esistenza tra diverse, ma non infinite, opzioni, alcune più probabili di altre, ma con un limite al punto in cui la probabilità coincide con lo zero. 

Ivo fava,  Cavarzere, li 03.10.2008