Saggio utopistico su "Nuova Democrazia"

SAGGIO UTOPISTICO SU NUOVA DEMOCRAZIA

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UNA CARENZA DI PARTECIPAZIONE

Dal mese di marzo dell'anno scorso (2018) al mese di maggio di quest'anno (2019) si sono svolte in Italia diverse consultazioni elettorali: elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento Nazionale (Camera e Senato) e del Parlamento Europeo, ma anche di molte regioni e comuni italiani. Tutti questi eventi, fatta qualche rara eccezione, del resto giustificata da situazioni particolari e comunque non particolarmente rilevanti in termini quantitativi, hanno dimostrato l'esistenza, nel corpo elettorale, di una propensione crescente all'astensione. Tale astensione ha assunto una dimensione da mettere in discussione il significato stesso dell'esito elettorale e del carattere rappresentativo degli organi in tal modo emergenti, cioè delle stesse istituzioni democratiche. Questo non accade solamente in Italia; possiamo facilmente trovare una conferma di questa tendenza in molti paesi occidentali. La percentuale dei votanti si mantiene abbastanza elevata in quelle che possiamo considerare isole fiscali come Lussemburgo, Svizzera, Irlanda, Olanda dove il benessere della popolazione si alimenta grazie a una illecita concorrenza fiscale tollerata dall'Europa, o in paesi come la Danimarca dove il welfare state produce effetti positivi in tutta la popolazione e consente la promozione sociale. Grandi Paesi come USA, Francia, Italia, Spagna mostrano invece un crescente disinteresse della popolazione alla partecipazione politica.

Possiamo brevemente supportare questo ragionamento con alcuni dati statistici.

  • Negli USA, nel 2016, per la elezione del presidente americano, non ha partecipato quasi la metà degli elettori.
  • In Francia, alle elezioni presidenziali del 2017, si è astenuto più del 51% al primo turno e più del 57% al secondo.
  • In Spagna l'affluenza nel 2019 è stata in crescita toccando il 75,8%. L'astensione perciò si è arrestata al 24,2%; tuttavia in questo periodo, dal 2016 ad oggi, sull'esito del voto spagnolo ha pesato sia il tentativo di secessione della Catalogna, sia la instabilità politica con il succedersi di quattro governi di minoranza e di breve durata.
  • In Portogallo l'astensione ha raggiunto il 40%.
  • In Italia, per le elezioni del Parlamento, siamo passati progressivamente dal 92,2% del 1948 al 72,3% del 2018 con una astensione del 27,7%. Questa astensione poteva essere certamente maggiore senza lo scontro che ha coinvolto vasti strati popolari sulla questione degli immigrati che la comunità europea non ha saputo gestire. Lasciandoci soli a risolvere questo problema, ha favorito la partecipazione al voto di una corrente populista antieuropea: Infatti, nel 2019, per l'elezione del parlamento europeo, l'astensione ha raggiunto il 43,5%. La media della partecipazione negli altri paesi europei è stata anche più bassa di quella italiana (vicina al 50%). Tra il 2018 e il 2019 si è votato in 10 regioni italiane con una affluenza che variava dal 49,5% del Friuli-Venezia Giulia al 73,9% del Trentino-Alto Adige, dove però il risultato è stato condizionato dal confronto tra le minoranze linguistiche, e al 73,10 della Lombardia, dove i risultati hanno risentito dello scontro in atto nella regione sul problema della TAV (treno ad alta velocità). Nelle altre regioni l'affluenza si è mantenuta tra il 52 e il 66%. In questo stesso periodo si è votato anche per le amministrazioni di 4627 comuni italiani, di cui 6 capoluoghi di regione e 24 capoluoghi di provincia. L'affluenza è variata, tra il tra il primo e il secondo turno, dal 61,19 al 47,61 % nel 2018 e tra il 68 e il 52,11% del 2019.

Federico Fubini sul "Corriere della Sera" del 29 agosto citando una analisi di Ipsos, sulla demografia del voto, nel confermare questa tendenza, evidenzia che le astensioni superiori alla media si registrano tra i laureati e i diplomati, tra imprenditori, liberi professionisti, dirigenti, insegnanti e impiegati, fra i giovani nella fascia tra i 18 e 34 anni. Inoltre sottolinea che la disaffezione coinvolge soprattutto quella fascia della popolazione che dà più importanza "ai principi, alla cultura o almeno a qualche idea su come la politica dovrebbe riflettere la complessità del mondo." Ecco il punto. Di questo passo la partecipazione alla politica e alla formazione delle rappresentanze popolari, in paesi come il nostro, finirà per essere appannaggio di minoranze particolarmente attive e rissose, con tendenze autoritarie, senza alcun rapporto con il concetto di rappresentanza democratica che abbiamo ereditato dal passato. Altri paesi, come gli USA che noi consideriamo democratici sono, in realtà, dominati da aristocrazie che si disputano il potere nella indifferenza di circa la metà del corpo elettorale più evoluto e che evidentemente ritiene di non aver alcuna speranza di poter modificare l'ordine esistente. Del resto oggi non esistono strumenti per contenere lo strapotere di chi controlla l'informazione, l'energia, la finanza e il commercio internazionale. La ricchezza si concentra nelle mani di pochi e c'è un crescente squilibrio nella distribuzione del reddito. Nello stesso tempo la sfrenata ricerca del profitto porta a sottostimare i danni ambientali e, in questo contesto, la condizione di vita degli esseri umani peggiora in tutto il mondo. Se quanto abbiamo affermato sin qui è esatto allora la democrazia, come la intendiamo in occidente, è messa in discussione anche da una carenza di partecipazione, non tanto al voto, quanto, alla scelte di indirizzo politico, economico e ambientale operate dalle istituzioni rappresentative. In questo modo le democrazie occidentali finiscono per perdere la capacità di proporsi come esempi da seguire e diminuisce costantemente la loro attrattiva anche per coloro che sono costretti a vivere in paesi con regimi oppressivi e totalitari.

A questo punto possiamo chiederci: è possibile cambiare questo ordine di cose? In altre parole è possibile ottenere una significativa maggiore partecipazione? Una maggiore partecipazione che influenza può avere sul carattere rappresentativo delle istituzioni democratiche? Le istituzioni democratiche legittimate dalla partecipazione possono avere un ruolo significativo nel modificare l'ordine mondiale?

UNA STRUTTURA ESEMPLARE " LA POLIS GRECA"

Già nel primo paragrafo abbiamo visto come le democrazie occidentali, tutte fondate sull'elettorato attivo a carattere universale, abbiano fallito nel tentativo di creare organi effettivamente rappresentativi della popolazione, rivelando con ciò, la loro incapacità di rispondere ai bisogni reali delle persone. Questo sistema favorisce la elezione di individui facilmente manipolabili da chi ha interesse a servirsene, mossi spesso da interessi personali, pulsioni velleitarie o peggio istintive. La loro scelta è fatta con meccanismi opachi che non coinvolgono gli elettori se non con mezzi puramente formali. L'Occidente deve trovare nuove strade se vuole rimanere agganciato alle sue tradizioni culturali, magari cercando nel suo passato i momenti migliori di questa tradizione. Nella Grecia antica la città di Atene, nel VI secolo a.C., poteva contare su circa 250/300 mila abitanti. In questa città l'arconte Clistene aveva introdotto una riforma che trasformava una repubblica aristocratica, fondata sul censo e sul diritto di nascita, in una democrazia popolare. L'elettorato passivo era esteso a tutta la popolazione indipendentemente dalla sua condizione sociale. Tutti avevano la stessa possibilità di essere chiamati per sorteggio a rappresentare il corpo elettorale che allora era costituito solo dagli uomini liberi in età adulta. Negli anni successivi Atene divenne la maggiore potenza universale e il centro culturale del mondo intero. Anche se il potere legislativo era detenuto dall'ecclesia (assemblea di tutti i cittadini), in realtà le leggi venivano predisposte dalla boulé (un "parlamento" formata da 500 magistrati, 50 per ognuna delle 10 tribù territoriali). L'ecclesia poteva approvarle, modificarle o rigettale e in quest'ultimo caso il progetto ritornava alla boulé per una nuova formulazione. Nella boulè si concentrava perciò il vero potere legislativo Il potere esecutivo apparteneva agli arconti (un organo formato da 10 magistrati). Il controllo, di tutti gli organi istituzionali e l'operato dei magistrati, era affidato all'areopago (consiglio degli anziani) formato da "arconti in pensione" che possedeva le caratteristiche sia di tribunale sia di corte costituzionale. Poco più tardi l'arconte Efialte riformò anche questo organismo trasformandolo in un tribunale popolare. Tutti i magistrati venivano eletti, tramite estrazione a sorte, in misura eguale, tra i cittadini di ciascuna delle 10 tribù territoriali in cui, con la riforma, era stata divisa la società ateniese. Solo gli strateghi venivano eletti, uno per tribù, tramite votazioni popolari per evitare che l'incarico fosse affidato a persona inaffidabile. Le cariche pubbliche duravano normalmente un anno e la presidenza della boulé veniva assegnata a turno ad ogni tribù per un periodo equivalente alla decima parte di un anno. Questa struttura è stata una esperienza unica nella storia del mondo e nessuno l'ha mai ripetuta. Finché ha retto ha prodotto strabilianti risultati e Atene è diventata leggenda. Questa esperienza dimostra che una partecipazione paritaria dei cittadini, senza distinzione di censo, di diritti di nascita o di classe sociale, può essere alla base di uno stato democratico. Perché non ricominciare da qui cercando di adattare questa costruzione alla società moderna

PARTECIPAZIONE

Promuovere la partecipazione è possibile coinvolgendo tutti i cittadini nella amministrazione dello stato e nelle scelte politiche dei suoi organismi rappresentativi. Tuttavia non si può pensare, se non per specifici casi particolari (come nei referendum da usare con molta cautela) che gli stati moderni oggi, date le loro caratteristiche demografiche, possano ricorrere a forme di democrazia diretta. Si potrebbe, però, cominciare con il concedere a tutti, cittadini e cittadine che abbiano completato il percorso scolastico obbligatorio e siano certificati idonei dal punto di vista fisico e mentale, insieme all'elettorato attivo a suffragio universale, anche l' elettorato passivo in moto che possano essere "eletti o elette", tramite sorteggio. negli organismi rappresentativi. Cittadini, consapevoli di poter essere chiamati a ricoprire cariche pubbliche, sarebbero certamente invogliati a interessarsi di politica più di quanto siano propensi a farlo oggi. Infatti, oggi, nessuno di loro può pensare di essere scelto ma è chiamato a scegliere chi deve rappresentarlo, senza conoscere chi gli viene proposto, da chi, in base a quali criteri e per che cosa. Naturalmente uno stato moderno deve mettere il sistema scolastico al primo posto dei suoi impegni programmatici perché è, soprattutto, dalla preparazione culturale dei suoi cittadini, non solo di alcuni di essi, che dipende il suo futuro. Già oggi però l'obbligo scolastico è stato esteso e la possibilità di conseguire un diploma, una laurea, una specializzazione tecnica potrebbe essere alla portata di tutti. Il parlamento eletto in tal modo sarebbe composto da persone che dal punto di vista della preparazione culturale non avrebbe niente da invidiare a quelli sperimentati in passato. Inoltre, se l'incarico fosse a termine e non rinnovabile, potrebbe contare su persone con un'ambizione di vita normale, con dei figli, una famiglia, un lavoro adeguato alle loro possibilità e che dal loro eventuale incarico pubblico non si aspetterebbero facili o addirittura illeciti guadagni. In un parlamento come questo non avrebbe senso parlare di parità di genere. Ma uno stato democratico non consiste solo in una assemblea legislativa composta da rappresentanti del popolo. Ha bisogno anche di un governo, di organi di controllo e di magistrati per l'amministrazione della giustizia.

I POTERI DELLO STATO

IL POTERE LEGISLATIVO

Una delle caratteristiche dello stato democratico moderno consiste nella divisione dei poteri. Il problema esiste dai tempi dell'antica Grecia ed era stato, in qualche modo, già realizzato nella Atene di Clistene. Il sistema è stato preso in considerazione, tra il VII e il IX secolo, da numerosi giuristi e filosofi cito in particolare J. Locke, Montesquieu e Tocqueville. Per divisione dei poteri si intende la separazione tra potere legislativo, esecutivo e giurisdizionale.

La responsabilità del potere legislativo risiede nel parlamento. Solo il parlamento può approvare le leggi: quelle che gli vengono sottoposte dal governo o da chi ha il potere di farlo, purché nelle forme richieste (ad esempio i membri dello stesso parlamento, le regioni, il popolo ) . Ha inoltre il compito di approvare la formazione del governo la cui scelta spetta invece, a seconda dei casi, al cancelliere (o primo ministro) e al presidente della repubblica. Ha anche il potere di togliere la fiducia al governo o ai singoli ministri e di chiedere la loro sostituzione. Al parlamento potrebbe anche essere riconosciuto il compito di individuate ogni anno un certo numero di persone a cui attribuire un pubblico riconoscimento per meriti di carattere culturale, sociale, politico od economico. Uno degli obiettivi possibili da conseguire è evitare il periodico rinnovo integrale del parlamento. Si potrebbero eliminare così traumatici rovesciamenti di maggioranze parlamentari e di indirizzi politico-amministrativi capaci di annullare scelte fatte in precedenza, per ritornare magari sui propri passi la volta successiva: questa è la politica del gambero a cui siamo abituati da noi. Il parlamento può essere permanente; avere cioè una durata indeterminata. I rinnovi possono avvenire in modo parziale e con scadenze graduate nel tempo in modo regolare ( diciamo ogni due anni per un terzo dei componenti). Si eviterebbero momenti di interruzione nella attività legislativa e di governo a cui andiamo incontro, oggi, tra una elezione e l'altra. L'estrazione a sorte può essere effettuata dividendo il territorio in tanti collegi territoriali quanti sono i rappresentanti da eleggere tenendo, conto però sia della entità demografica, sia della estensione territoriale. La durata dell'incarico, per ognuno dei componenti, potrebbe essere stabilita in due anni (salvo l'esistenza di una norma transitoria all'inizio della prima legislatura). Lo stesso potrebbe valere per il presidente dell'assemblea, per i componenti e i presidenti delle commissioni parlamentari. Tutti gli incarichi dovrebbero cessare definitivamente al termine del mandato e non essere rinnovabili.

L'elezione per sorteggio dei membri del parlamento non pone particolari problemi. I comuni hanno già adesso liste elettorali comprendenti cittadini e cittadine maggiorenni, attualmente abilitati a votare (che possiedono cioè il diritto all'elettorato attivo). Chi viene estratto deve dimostrare di aver completato gli studi obbligatori e di possedere i requisiti sanitari. Raccolti tutti insieme in una banca dati, collegio per collegio, questi nominativi si prestano facilmente ad una estrazione controllata.

L'ESECUTIVO

Ora occupiamoci del potere esecutivo, cioè del governo.Il capo del governo e tutti i componenti del governo, ministri, vice-ministri, sottosegretari, consiglieri governativi, burocrati dei vari ministeri, in base al principio della separazione dei poteri possono, se non tutti almeno alcuni di loro, partecipare ai lavori del parlamento con diritto di parola ma non possono esercitare il diritto di voto sui provvedimenti legislativi. Non perdono il diritto all'elettorato passivo ma il loro incarico esecutivo diventa incompatibile con quello legislativo. Il governo ha il compito di indicare l'indirizzo politico e programmatico, di proporre e rendere esecutive le leggi, ma l'approvazione spetta esclusivamente al parlamento. Perciò esiste un sostanziale conflitto di interessi tra l'incarico di ministro e quello di deputato rappresentante del popolo. Se cosi non fosse i ministri finirebbero per votare provvedimenti che essi stessi propongono magari perseguendo interessi personali o di particolari gruppi di pressione. Oggi, almeno da noi, questo problema è completamente ignorato. Tenerlo presente aiuterebbe anche nella scelta di persone competenti e non di individui che, avendo il potere di approvarne la scelta, finirebbero anche per avere quello di promuovere se stessi. I membri del governo e degli uffici governativi devono perciò essere scelti in base a criteri di capacità e competenza, al di fuori del parlamento anche se la loro nomina deve trovare qui la sua legittimazione. Il loro incarico deve essere a tempo determinato, durare non più di cinque anni e non essere soggetto a rinnovo. La scelta dei ministri può essere effettuata dal cancelliere o dal primo ministro tra persone della società civile che abbiano già dimostrato di possedere le doti morali, culturali, capacità e l'equilibrio necessario per ricoprire tale incarico, ma chi sceglierà il cancelliere (o primo ministro)? A questa domanda cercheremo di rispondere più avanti.

LA MAGISTRATURA

La magistratura rappresenta il terzo potere. Il suo compito consiste nel far rispettare le leggi della repubblica, giudicando e applicando sanzioni amministrative o penali ai cittadini che trasgrediscono senza riguardo al loro ruolo e alla loro condizione sociale. Per svolgere questo compito senza condizionamenti devono godere di una autentica indipendenza dagli altri poteri dello stato. Quindi è giusto che siano amministrati da un consiglio superiore della magistratura, nominato da loro stessi, con il compito di giudicare anche il loro operato quando non sia conforme alle regole o si discosti dall'etica professionale. Anche loro possiedono il diritto all'elettorato passivo ma il loro incarico professionale è incompatibile con l'esercizio del potere legislativo, né possono essere scelti per incarichi esecutivi e di governo perciò il loro ruolo è esercitabile solo in alternativa. Per esercitare il loro diritto all'elettorato passivo in ruoli diversi da quello della magistratura (giudicante ed inquirente) devono rinunciare alla loro professione. I magistrati hanno tutti le stesse competenze nei rispettivi ruoli e gli stessi diritti perciò, nel scegliere i loro rappresentanti nel consiglio che li rappresenta si dovrebbe effettuare il sorteggio scegliendo uno di loro nella circoscrizione in cui operano. Con questo meccanismo si evita la formazione di liste di candidati che si sostengono a vicenda per promuovere posizioni politiche. Oggi questa facoltà causa conflitti di potere ed è all'origine di gravi interferenze. Inoltre i magistrati non possono aderire ad associazioni, partiti politici, organizzazioni segrete. I loro eventuale incarichi nel consiglio dovrebbero subire il limite biennale. L'organismo rappresentativo dovrebbe essere permanente e rinnovarsi per un terzo ogni due anni. Anche qui è opportuno affiancare ai giudici nei vari gradi di giudizio delle giurie popolari, con giurati estratti a sorte dalle liste circoscrizionali, come già si fa per le corti di assise. Si eviterebbe che fatti accidentali, come la perdita, anche occasionale, di equilibrio nel giudizio di qualche magistrato, possa determinare sentenze che offendono la sensibilità dei cittadini.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Come nella Grecia di Clistene, solo la scelta degli strateghi veniva fatta tramite elezione diretta dal popolo, prendendo in considerazione esclusivamente persone che avevano già dimostrato la loro abilità diplomatica e militare, cosi nello stato moderno al popolo può essere affidato il compito di eleggere, a suffragio universale, il presidente della repubblica tra personalità a cui siano stati attribuiti riconoscimenti pubblici da parte dell'assemblea legislativa per il loro impegno in campo sociale, politico, culturale od economico. Sarà quindi il presidente della repubblica a scegliere il primo ministro e a condividere la scelta dei ministri che poi incontreranno l'approvazione del parlamento.

Il presidente della repubblica è il capo dello Stato. Non è lui a detenere la sovranità popolare che appartiene solo al parlamento, ma è tenuto a garantirla. Mi limito a indicare i suoi compiti fondamentali già oggi previsti dalla nostra costituzione. Vigila sul rispetto delle procedure costituzionali, promulga le leggi, può inviare messaggi al parlamento, comanda le forze armate, presiede il consiglio superiore della magistratura. In sostanza è il capo di Stato ma anche un organo di garanzia. A differenza di oggi questo presidente della repubblica non avrebbe il potere di sciogliere il parlamento che è a tempo indeterminato, ma solo di garantire il suo graduale rinnovo, potrebbe durare in carica sei anni e l'incarico non deve essere rinnovabile.

L'ORGANO DI GARANZIA COSTITUZIONALE

Sulla legittimità costituzionale delle leggi, sui conflitti tra le istituzioni, sulle prerogative del presidente della repubblica vigila la corte costituzionale. Anche questo organismo potrebbe avere carattere permanente, essere rinnovabile per un terzo ogni due anni e composto da un certo numero di persone (ex magistrati in pensione, ministri di precedenti governi, laureati in discipline giuridiche (con almeno 5 anni di esperienze professionali) estratti per sorteggio dai rispettivi elenchi o ordini professionali. Tutte queste persone dovrebbero aver svolto il loro mandato o la loro professione con onore senza mai subire sanzioni penali o comunque sanzioni per reati di natura amministrativa. Tuttavia, per garantire l'anima popolare della repubblica, questa corte costituzionale dovrebbe essere affiancato da una giuria popolare composta da comuni cittadini scelti su base territoriale. Anche i loro incarichi dovrebbero essere biennali e non rinnovabili.

REGIONI E COMUNI

Gli stessi principi alla base di questa struttura istituzionale possono essere applicati, con le necessarie variazioni e aggiustamenti, per le assemblee rappresentative e per le istituzioni amministrative locali: regionali e comunali.

RAPPRESENTANZA POPOLARE E AUTONOMIA GOVERNATIVA

La partecipazione è condizione essenziale per garantire il carattere rappresentativo delle istituzioni ma se le istituzioni siano in grado di produrre politiche conseguenti con la volontà espressa dal carattere popolare delle sue rappresentanze è tutta un'altra questione. Non c'è vera rappresentanza nell'elezione tramite l'esercizio dell'elettorato attivo. Ogni cittadino è un individuo con una propria personalità, aspettative, desideri che non possono riflettersi nel supposto rappresentante specie se questo gli è proposto da altri attraverso processi poco chiari, non condivisi o comunque sconosciuti dal rappresentato. Il carattere rappresentativo sarebbe più evidente se riferito non tanto alla persona del rappresentato ma all'ambiente socio culturale di appartenenza dello stesso, come nel caso della estrazione a sorte. In questo caso si formerebbe un parlamento che avrebbe le caratteristiche di un campione di tutta la società civile. Nello stesso tempo si potrebbe evitare il protagonismo eccessivo di individui sedotti dalla possibilità di acquisire posizioni di potere. Tuttavia non è detto che i governi, legittimati da un parlamento di questa natura, siano sufficientemente autonomi per prendere decisioni conformi ai desideri della loro popolazione. Ci sono forze ed istituzioni a carattere globale i cui interessi possono essere in contrasto con quelli di singoli paesi e in grado di imporre le loro condizioni. Con queste forze e queste istituzioni possono confrontarsi solo nazioni a carattere continentale, capaci di condizionare la domanda globale di beni e servizi con il loro peso demografico, con la loro forza e capacità produttiva. L'Italia non è in queste condizioni. Potrebbe esserlo l'Europa se non fosse solo una potenza economica ma rappresentasse anche una realtà politica. Quindi per noi italiani perseguire l'obiettivo di una integrazione politica dei paesi della comunità europea, formando, di molti popoli, un'unica nazione, con le caratteristiche descritte nei paragrafi precedenti, è un obiettivo fondamentale e prioritario. Potremmo per esempio imporre un diverso orientamento ad una globalizzazione dell'economia, della finanza e del commercio senza regole che ha messo in discussione e talvolta distrutto, con i diritti dei lavoratori, il "welfare state" in Occidente, senza peraltro promuovere il benessere altrove ma fomentando la sfruttamento selvaggio dei lavoratori, del suolo, il maggior profitto possibile della classe dirigente e la povertà crescente della parte rimanente della popolazione. La globalizzazione deve procedere camminando su due gambe: non solo globalizzazione dell'economia, della produzione, della finanza e del commercio ma anche globalizzazione dei diritti ed in particolare dei diritti dei lavoratori. Solo cosi potrebbe essere evitata anche la guerra dei dazi che oggi torna prepotentemente alla ribalta.

UNA RETE DI CIRCOLI CULTURALI E RICREATIVI

Una struttura istituzionale come quella sin qui delineata potrebbe influire positivamente sul confronto tra linee politiche eliminando le conseguenze di una eccessiva aggressività e stemperando il dibattito tra le diverse posizioni in un sereno confronto. I partiti politici sarebbero destinati a ridimensionarsi se non a scomparire. La possibilità garantita ad ogni cittadino di essere chiamato a rappresentare l'intera Nazione, di essere decisivo nella elaborazione delle leggi e dell'intero sistema politico, giuridico e socio economico in cui è destinato a compiersi il suo sogno di vita, potrebbe favorire il sorgere di circoli culturali e ricreativi aperti a tutti indipendentemente dalla loro condizione sociale e dalle loro personali opinioni. Questi circoli, per lo più autogovernati su base volontaria, potrebbero svolgere la funzione un tempo esercitata dai partiti politici, di cui oggi si è perso memoria, cioè discussioni e dibattiti su problemi politici e amministrativi, senza mettere, come ora, ferocemente gli uni contro gli altri o perlomeno mitigando i motivi di scontro, ma anche favorendo attività culturali varie: in rete tra loro potrebbero condividere iniziative, progetti, programmi ed esperienze facilitando la collaborazione e la civile convivenza tra i cittadini. Si potrebbe finalmente cominciare a sperare in un paese e in un popolo che cresce in una società più matura.

Lo Stato, oggi, investe ingenti risorse nei partiti per lo svolgimento delle loro attività politiche e per il lavoro dei loro gruppi parlamentari: liberando questi ultimi dalla necessità di affrontare i costi di frequenti consultazioni a carattere nazionale o locale, almeno parte di queste risorse potrebbero essere spese per incoraggiare e sostenere l'attività dei circoli eventualmente presenti nelle varie circoscrizioni.

IL FUOCO SOTTO LA CENERE - RISPOSTE NECESSARIE

Nella piccola provincia cinese di Hong Kong con una popolazione di poco più di 7 milioni di abitanti (su circa un miliardo e mezzo della Repubblica Cinese), una folla di oltre un milione di persone, da diversi mesi, trova il modo di convocarsi spontaneamente, ogni week-end. Protestano contro il tentativo di limitare l'autonomia amministrativa concessa alla regione con gli accordi sottoscritti, tra la Gran Bretagna e la stessa Cina, all'epoca del passaggio dalla sovranità britannica a quella cinese. Oggi quelle persone che resistono alla repressione brutale della polizia locale sostenuta dal governo centrale, nel difendere la loro autonomia chiedono alle grandi potenze del mondo una sola cosa: che nelle trattative commerciali internazionali siano inserite clausole in favore dei diritti civili che sono anche e principalmente diritti dei lavoratori: libertà e partecipazione ma anche dignità del lavoro, tutela della salute, protezione sociale e forme di previdenza.

Altre folle, soprattutto di giovani e giovanissimi ma anche di adulti, manifestano in varie città del mondo al richiamo di una ragazzina sedicenne, Greta Thunberg, che riesce anche, grazie alla forza del suo messaggio a confrontarsi con uomini, politici, assemblee parlamentari e leaders mondiali. In questo caso si chiede più rispetto per l'ambiente e più attenzione alle conseguenze del riscaldamento globale.

Molte di queste persone non votano o perché la legge non lo consente o perché trovano inutile l'espressione del voto, tuttavia non si può negare che mostrino una sensibilità diversa da quella di molti, cosi detti, rappresentanti del popolo. Questa sensibilità dovrebbe essere presa in considerazione da tutti i governi del mondo e da chiunque voglia fare politica oggi. In un mondo dove finanza, produzione, commercio sono globalizzati, per garantire più equità e giustizia a livello mondiale basterebbe che nei rapporti commerciali tra stati, si prendessero in considerazione aspetti concernenti diritti civili, dignità del lavoro e ambiente.

Queste persone che oggi manifestano nelle piazze, hanno paure che non riguardano solo il loro personale futuro che appare sempre più minaccioso, ma guardano lontano ad un mondo migliore. Hanno sogni, non hanno perso la speranza, sono disposti a pagare un prezzo per consentire un futuro migliore alle famiglie che verranno. Tramite l'estrazione a sorte possiamo dare loro la possibilità di recitare un ruolo consentendo che possano sedere nelle assemblee legislative, se non dovunque, almeno, per cominciare, nelle democrazie europee.

A PROPOSITO DELL'EUROPA

Sin qui ci siamo occupati dell'Italia come nazione sovrana. Abbiamo già osservato però che esistono forze e istituzioni a carattere globale che possono condizionare la sovranità degli stati. Inoltre i paesi della Unione Europea hanno formato una comunità politica ed economica con un unico sistema monetario accettando di rinunciare in parte alla loro sovranità in funzione di una maggiore integrazione economica e la pretesa di favorire il progresso scientifico, tecnologico, la pace, i valori sociali, il benessere, i diritti civili, la difesa dell'ambiente, di regolare il commercio e di promuovere una comune politica agricola. In teoria gli stati membri dovrebbero anche avere una comune politica estera e, al suo interno, dovrebbe esistere la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali. Tuttavia l'Unione Europea sconta un grave deficit di rappresentanza democratica, è lontana dal realizzare gli obiettivi minimi previsti ed è tuttora priva di una comune politica fiscale ed economica come accadrebbe se avesse un unico ministro delle finanze. Ha una banca centrale che non potendo stampare moneta non è prestatore di ultima istanza e non può quindi svolgere a pieno titolo la funzione di regolatore del sistema monetario e del valore della moneta. Il potere legislativo risiede prevalentemente nel consiglio dei ministri dei singoli stati membri anche se tale potere è molto parzialmente condiviso con il parlamento. Il potere esecutivo è concentrato nella commissione europea ma i commissari sono nominati dai governi degli stati membri. In sostanza manca una vera unità politica. Questo produce squilibri di varia natura e l'incapacità di reagire, in modo uniforme, alle pressioni interne ed esterne all'unione. Al suo interno gli stati si contendono i capitali che essendo liberi di circolare possono trasferirsi dove i lavoratori non godono adeguate tutele previdenziali e assistenziali e dove i salari sono più bassi. Se non bastasse alcuni stati agiscono da paradisi fiscali offrendo rifugio a capitali di qualsiasi provenienza, lecita o illecita, con garanzie di riservatezza e soprattutto offrendo agevolazioni fiscali. Questo distrugge tutto un sistema di relazioni e di tutele nei rapporti tra produzione, capitale e lavoro nei paesi di provenienza, drogando l'economia di quelli di arrivo, senza necessariamente determinare situazioni di stabilità e sicurezza, talvolta alimentando lo sfruttamento di risorse umane, materiali e ambientali. Per quanto riguarda le pressioni esterne basta riflettere sulla assenza di qualsiasi accenno ad una politica estera coerente rispetto ad eventi che ci riguardano direttamente, come per i conflitti nei paesi frontalieri dell'Africa mediterranea e del Medio Oriente, e al comportamento dei paesi membri dell'unione di fronte all'emergenza immigrazione, il cui peso viene lasciato interamente sulle spalle dei paesi di frontiera in spregio al principio della libera circolazione delle persone.

Quanto sopra dovrebbe indurre ad una profonda riflessione sul destino dell'Unione. Prima di tutto occorre valutare se una unità economica che si propone di diventare gradualmente unità politica, possa essere fondata su basi egalitarie da nazioni, alcune delle quali sono troppo forti rispetto ad altre troppo deboli, senza che le une finiscano per colonizzare le altre. Anche solo il sospetto che questo possa accadere, rende difficile se non impossibile il processo di unificazione e mette seriamente in pericolo i risultati sino ad ora conseguiti. Questo stesso fatto induce gli stati più deboli dell'Unione ad affermare continuamente la loro sovranità nel timore di dover concedere qualcosa agli stati più forti. Allo stesso tempo, questi ultimi, oppongono resistenza verso una solidarietà che il proprio popolo potrebbe considerare una privazione e non essere disposto a concedere. Così, per assurdo, una costruzione come l'Unione Europea, indispensabile alla sopravvivenza dei piccoli stati nazionali che la compongono, in un mondo globalizzato caratterizzato da paesi dalle dimensioni, sia territoriali che demografiche, continentali (USA, CINA; INDIA, RUSSIA) potrebbe morire per eccesso di sovranismo. Più facile sarebbe costruire un'Europa federando le loro regioni di provenienza. Del resto, già adesso, molti stati europei incontrano crescenti difficoltà ad affrontare le pressanti richieste di maggiore autonomia amministrativa, se non di indipendenza, provenienti da molte di queste regioni.  E' così per l'Italia (Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Sicilia, Sardegna, Alto Adige, Val d'Aosta ....) ma anche per la Spagna (Catalogna, Paesi Baschi, Galizia, Asturia, Aragona, Leon, ......), la Gran Bretagna ( Scozia, Galles, Cornovaglia, Irlanda del Nord, ....), in Belgio (Fiandre, Vallonia), in Francia (Alsazia, Normandia, corsica, Britannia, Provenza, Savoia, ....), la Germania è già uno stato federale formato da numerosi länder, Una unione di popoli, numerosi, ma più o meno con lo stesso peso demografico e non in grado singolarmente di prevalere sugli altri garantirebbe quella equità ed egalitarismo necessario all'Europa per costituirsi in unità politica, per potersi dotare di istituzioni veramente rappresentative e per recitare un ruolo importante in questo mondo. Nello stesso tempo eliminerebbe le tensioni autonomistiche attualmente manifeste in diversi paesi europei ed offrirebbe soddisfazione ad istanze che oggi causano gravi conflitti regionali.

CONCLUSIONI

Tutto ciò di cui si parla in questo saggio è un sogno utopistico e riguarda sia il ruolo svolto dalle istituzioni per il consolidamento della democrazia, sia una Europa che sorga sulla base di una federazione di popoli europei. Ma è possibile che sia tutto cosi semplice?

Basterà eliminare il suffragio universale, sostituirlo con l'estrazione a sorte, tenere distinte e separate le funzioni legislative, esecutive, giudiziarie, porre un limite al rinnovo degli incarichi?

Basterà eliminare i parlamenti nazionali e sostituirli con parlamentini regionali opportunamente dotati di nuovi statuti amministrativi?

Possibile che tutto sia così facile se la realtà ci appare tanto complessa?

In fisica si pensa che la bellezza sia nella semplicità. La natura è complessa ma le leggi fisiche che la descrivono sono tanto più belle quanto sono semplici. Se osservo le acque melmose del fiume dopo una tempesta, o inquinate da agenti chimici, detriti organici e inorganici non posso distinguere l'acqua pura che sgorga dalla sorgente, né quella distillata dal sole che ascende alla sorgente celeste. Ogni conquista umana è stata preceduta da sogni utopistici e nessuna utopia è stata realizzata senza grandi semplificazioni. Poi il mondo si complica in mille forme e quella semplificazione svanisce nella complessità. È così che tutto ricomincia.

Non dobbiamo limitarci a gestire il presente. Dobbiamo offrire una prospettiva di cambiamenti futuri.

Il sogno di un futuro diverso deve indicare la direzione del cambiamento e la sua realizzazione deve accompagnare la gestione del presente con il carico di sacrifici necessari a sopravvivere di fronte ai disastri provocati nel passato che una classe dirigente inadeguata continua ad incrementare anziché correggere.

La visione di Renzi era forse inadeguata ma era giusto perseguire una modifica costituzionale cercando, contemporaneamente, di gestire il presente il meglio possibile. Questa visione non deve essere abbandonata.    

Cavarzere li, 15/09/2019

Ivo fava

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